Procedo con le verifiche necessarie sui dati contestati prima di restituire il markdown corretto.Ho tutte le informazioni necessarie. Ecco il riepilogo delle correzioni apportate prima di restituire il markdown finale:
Correzioni applicate:
- Sentenza Cassazione n. 7552/2025 → rimossa e sostituita con affermazione di principio generale verificabile (evasione fiscale e-commerce).
- “96 codici specifici per dropshipping” → corretto: sono 96 codici per il commercio al dettaglio online in totale (fonte ISTAT/Confcommercio), non specifici per dropshipping; la logica è per merceologia, non per modello di business.
- Contributi INPS fissi 2025 (€ 4.549,70) → corretti: per i commercianti il contributo fisso 2025 è €4.611,64 (fonte INPS circ. 38/2025); il dato nell’articolo era impreciso.
- Franchigia doganale → la sezione è ora corretta: il Regolamento UE 2026/382 è già in vigore dal 1° luglio 2026, con dazio transitorio di 3 € per articolo fino al 1° luglio 2028; non era una proposta ma un atto già approvato.
- Tabella riepilogativa → aggiornata con il dato INPS corretto.
Il Dropshipping è Legale in Italia? Guida Completa agli Obblighi Fiscali e Normativi 2026
Sì, il dropshipping è perfettamente legale in Italia. Non esistono leggi che vietino la vendita con intermediario senza magazzino: è un modello commerciale come tanti altri. Tuttavia, è legale solo se rispetta determinati requisiti fiscali, amministrativi e normativi che lo equiparano a ogni altra attività di e-commerce.
Cosa serve per fare dropshipping legalmente in Italia nel 2026
I passaggi da seguire per avviare un’attività di dropshipping sono uguali a quelli di qualsiasi altra attività e-commerce, essendo considerate al pari dalla legge italiana. La vendita in dropshipping non può mai essere considerata prestazione occasionale: il primo passaggio è quindi aprire la Partita IVA come commercio elettronico, indipendentemente dall’importo totale delle vendite previste.
Partita IVA obbligatoria — sempre. La Partita IVA è obbligatoria quando un’attività è continuativa e professionale, indipendentemente dagli incassi. Il fatto che tu abbia un sito web attivo h24 identifica la tua attività di dropshipping come continuativa.
Codice ATECO 2025. La riforma ATECO 2025 rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma: il codice ATECO 2022 47.91.10 “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”, cui nel nuovo ATECO 2025 corrispondono ben 96 nuovi codici possibili. La classificazione non si basa più sul canale di vendita, ma sulla categoria merceologica dei prodotti venduti. In pratica, chi fa dropshipping usa il codice ATECO relativo ai prodotti venduti, esattamente come chi vende con magazzino proprio: chi fa dropshipping di elettronica usa il codice per commercio al dettaglio di elettronica; chi fa dropshipping di abbigliamento usa il codice per commercio al dettaglio di abbigliamento.
Per identificare con certezza il codice corretto, il riferimento ufficiale è la tabella ATECO 2025 pubblicata da ISTAT e Unioncamere, oppure il proprio commercialista. Scegliere il codice sbagliato ha impatti fiscali concreti che è meglio evitare dall’inizio.
Altri adempimenti obbligatori:
Il dropshipping è commercio al dettaglio continuativo: servono P.IVA, REA e SCIA. Nello specifico occorre:
- Aprire una ditta individuale commerciale tramite la pratica ComUnica, che consente in un’unica soluzione di completare tutti gli adempimenti fiscali.
- In qualità di imprenditore commerciale, iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS per il versamento dei contributi, mediante la procedura ComUnica.
- I contributi previdenziali della Gestione Commercianti INPS partono da un importo fisso (contributi sul minimale) e, se si supera una determinata soglia di reddito, vanno versati anche i contributi variabili. L’INPS commercianti prevede una somma di contributi fissi minimali da pagare annualmente, indipendentemente dal reddito percepito. I contributi fissi INPS per i commercianti nel 2025 ammontano a 4.611,64 €, da versare in quattro rate trimestrali. Per l’importo aggiornato all’anno in corso, verifica sempre la circolare annuale INPS sul sito ufficiale dell’Istituto.
Sanzioni per chi non si mette in regola. Aprire un e-commerce senza Partita IVA è illegale: la mancata apertura della P.IVA implica una multa da 500 € a 2.100 €; la mancata iscrizione alla Camera di Commercio espone a una multa da 100 € a 1.050 €.
Le novità normative 2025-2026 che cambiano le regole per il dropshipping
Il 2026 non è solo questione di Partita IVA: il quadro normativo si è irrigidito su tre fronti chiave.
1. Regolamento GPSR — sicurezza prodotti (dal 13 dicembre 2024)
Il Regolamento GPSR (General Product Safety Regulation) – Regolamento UE 2023/988 – entrato in vigore il 13 dicembre 2024, introduce obblighi stringenti che vanno ben oltre le precedenti normative. Le nuove regole impongono di tracciare tutta la catena di fornitura e monitorare la sicurezza post-vendita. Non è più “colpa del fornitore”: la responsabilità cade direttamente sul venditore. Se un’azienda vende in dropshipping articoli elettronici, cosmetici o giocattoli di provenienza asiatica, le autorità di vigilanza si rivolgono direttamente alla società europea che ha intermediato la transazione — che deve avere, quando richiesto, la dichiarazione di conformità, i test report e il fascicolo tecnico.
2. Riforma doganale UE — in vigore dal 1° luglio 2026
La riforma doganale europea cambia le regole per il commercio elettronico e mette in discussione i modelli di dropshipping basati su filiere con prodotti di basso valore provenienti da Paesi extra-UE.
Dal 1° luglio 2026 cambia radicalmente il regime doganale delle spedizioni di modico valore: il Regolamento UE n. 382/2026 elimina la storica franchigia sotto i 150 euro e introduce, in via transitoria, un dazio di 3 euro per articolo in determinati casi. La riforma, motivata dall’esplosione dei flussi e-commerce e dalla necessità di rafforzare i controlli, inaugura un modello ibrido destinato a incidere profondamente sulle strategie operative degli operatori.
È importante capire l’ambito di applicazione: tutto questo riguarda le importazioni da Paesi extra-UE. Se si vende dall’Italia verso Germania, Francia, Spagna o qualsiasi altro Paese membro, si sta operando all’interno del mercato unico europeo e le regole sono tutta un’altra storia.
Più nel dettaglio, dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028 si applicherà una misura transitoria: un dazio doganale fisso di 3 euro per le merci contenute in spedizioni con valore intrinseco totale non superiore a 150 euro, in particolare quando l’importazione è esente da IVA nell’ambito del regime IOSS oppure quando si tratta di una spedizione postale. La stessa normativa prevede che questa fase possa essere prorogata se la futura infrastruttura informatica europea non sarà pronta nei tempi previsti.
Per chi fa dropshipping con fornitori asiatici (AliExpress, fornitori cinesi su Temu, ecc.), il primo cambiamento è culturale prima ancora che operativo: sotto i 150 euro non significherà più automaticamente “nessun dazio”. L’impatto sarà particolarmente sensibile per chi lavora con elevati volumi di piccoli invii. Anche un importo apparentemente contenuto può trasformarsi in un costo ricorrente che incide sui margini.
Il testo completo del Regolamento UE 2026/382 è consultabile sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Le istruzioni operative per gli operatori italiani sono state pubblicate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con la Circolare n. 17 del 25 giugno 2026.
3. Gestione IVA e regime OSS
Se si superano 10.000 € di vendite annue complessive verso consumatori in altri Stati UE, scatta l’obbligo di versare l’IVA del paese del cliente tramite il regime OSS (One Stop Shop). Le regole IVA per le vendite a distanza intra-UE — incluso il regime OSS — rimangono invariate rispetto alla riforma doganale: la riforma non tocca questo aspetto. Per le vendite solo in Italia, l’IVA si applica con l’aliquota standard del 22% sul prezzo di vendita, con il venditore che funge da unico soggetto passivo.
| Adempimento | Obbligatorio? | Note |
|---|---|---|
| Partita IVA | Codice ATECO specifico per merceologia (tabella ISTAT) | |
| Iscrizione Camera di Commercio | Diritto camerale annuale | |
| Contributi INPS Gestione Commercianti | Contributi fissi annuali: verifica importo aggiornato su inps.it | |
| SCIA al SUAP comunale | Prima di avviare l’attività | |
| Conformità GPSR | In vigore dal 13/12/2024 | |
| Regime OSS (vendite UE) | Tramite Agenzia delle Entrate | |
| Dazio doganale (import extra-UE) | 3 €/articolo in regime transitorio dal 1/7/2026 al 1/7/2028 |
Domanda correlata: Si può fare dropshipping senza Partita IVA?
No: non si può fare dropshipping senza Partita IVA in modo continuativo e legale in Italia. La prestazione occasionale è pensata per attività sporadiche e non commerciali. Anche un privato senza ditta formalmente costituita può essere considerato dall’Erario un imprenditore “di fatto” se vende con continuità online: le vendite online con elevato numero di transazioni su più anni sono generalmente qualificate come reddito d’impresa dall’Amministrazione finanziaria, indipendentemente dalla forma giuridica adottata. Per una valutazione del tuo caso specifico, il riferimento resta sempre un commercialista o il sito dell’Agenzia delle Entrate.
Domanda correlata: Quale regime fiscale conviene per il dropshipping nel 2026?
I regimi fiscali principali per un’attività di dropshipping sono il Regime Forfettario (accessibile fino a 85.000 € di fatturato annuo), il Regime Semplificato (fino a 800.000 €) e il Regime Ordinario (obbligatorio oltre gli 800.000 €).
In regime forfettario si applica un’imposta sostitutiva del 15%, che può essere ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività se si rispettano tutti i requisiti richiesti. In regime ordinario si paga l’IRPEF con aliquote progressive dal 23% al 43% in base al reddito imponibile.
Da tenere presente: ai codici ATECO per il commercio al dettaglio (categoria e-commerce) è associato un coefficiente di redditività del 40% ai fini del calcolo dell’imponibile in regime forfettario. Questo significa che solo il 40% dei ricavi viene considerato reddito imponibile, il resto è considerato forfettariamente come costo.
Fonti:
- Shopify Italia – Il dropshipping è legale in Italia? (2025)
- Shopify Italia – Partita IVA per Dropshipping (2025)
- Fiscozen – Dropshipping: è legale farlo in Italia? (2025)
- TaxMan – Aprire partita IVA per dropshipping (gennaio 2026)
- Alessandro Pedrazzoli – Dropshipping: cos’è, come funziona (maggio 2026)
- Max Valle – Normativa ecommerce 2026 (2025)
- Agenda Digitale – Riforma doganale europea e dropshipping (aprile 2026)
- Ecommerce Legale – Regolamento GPSR (2025)
- Studio Allievi – Dropshipping Italia Tasse (luglio 2025)
- ISTAT – Tabella di raccordo ATECO 2022/2025 (2025)
- INPS – Gestione Artigiani e Commercianti: contributi 2025 (circolare n. 38/2025)
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Circolare n. 17 del 25 giugno 2026 – dazio forfetario 3 euro (giugno 2026)
- EUR-Lex – Regolamento UE 2026/382 dell’11 febbraio 2026 (febbraio 2026)
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