L'OCSE boccia l'Italia sui salari: -6,1% dal 2021, e nel 2026 si scende ancora

L’Employment Outlook 2026 dell’OCSE, pubblicato oggi, fotografa un’Italia con il peggior gap salariale reale tra le grandi economie dell’area. I salari reali italiani sono ancora del 6,1% sotto i livelli di inizio 2021, e quest’anno caleranno di un altro 0,9%. Il tutto mentre la disoccupazione tocca il minimo storico del 5%.


Il rapporto che non può essere ignorato

Il rapporto annuale sull’occupazione diffuso oggi dall’OCSE, l’Employment Outlook, fotografa una diagnosi netta per l’Italia. I numeri sono verificati e pubblicati da Il Sole 24 Ore Radiocor e ANSA.

Nel primo trimestre del 2026 i salari reali in Italia sono cresciuti dell’1,3% rispetto all’anno precedente, ma la media OCSE è stata del 2,2%, principalmente grazie al basso tasso di inflazione.

Sembra un dato positivo. Non lo è, se si guarda al quadro completo.

I salari reali risultavano ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021: si tratta del divario più ampio tra le principali economie dell’OCSE.

Per capire quanto pesa quel 6,1%, un economista OCSE lo ha tradotto in modo brutale: significa più o meno 20 giorni di stipendio che mancano alla fine dell’anno, cioè lavorare 20 giorni gratis rispetto al 2021 in termini di potere d’acquisto.

Il 2026 porterà un nuovo calo

La situazione non migliorerà. Il recente rialzo dei prezzi dell’energia sta nuovamente spingendo al rialzo l’inflazione e al ribasso i salari reali. Si prevede che i salari reali in Italia caleranno dello 0,9% nel 2026 e aumenteranno solo dello 0,2% nel 2027, a causa del limitato numero di rinnovi contrattuali previsti per il 2027 e della persistente capacità inutilizzata del mercato del lavoro.

Il confronto internazionale è impietoso. In Germania i salari reali sono aumentati dello 0,9% dal 2021, nel Regno Unito sono saliti del 3,6%, in Giappone e Francia il calo è stato dello 0,1%.

Nel periodo post-Covid, il calo massimo dei salari reali in Italia ha raggiunto l’11%, uno dei dati peggiori dell’area contro il -6,5% medio OCSE.

Il paradosso occupazione-salari

Il dato più sorprendente del rapporto è la contraddizione al cuore del mercato del lavoro italiano: i posti di lavoro crescono, ma le buste paga no.

La disoccupazione è ferma al 5% a maggio 2026, il valore più basso mai registrato e in linea con la media OCSE del 4,9%.

Il tasso di occupazione ha toccato il record del 62,8% nel primo trimestre dell’anno, ma resta, a causa dell’elevato numero di inattivi, tra i più bassi dell’intera area: di 9,3 punti sotto la media OCSE del 72,1%, con un divario particolarmente marcato tra le donne e i giovani.

Il motivo per cui tanti posti di lavoro non si traducono in salari più alti è strutturale: l’occupazione si è sviluppata prevalentemente nei settori delle costruzioni e del turismo, non i settori migliori in termini di salari e durata dei contratti.

Il Nord che lavora, il Sud che aspetta

Quest’anno il rapporto dedica anche un focus speciale alle disparità territoriali del lavoro, con l’Italia tra le capofila per divario tra regioni a bassa occupazione e alta occupazione.

In Italia la disoccupazione nelle regioni con i tassi di occupazione più bassi è più di quattro volte maggiore di quella delle regioni più avanzate, contro una media OCSE di circa due volte: è lo scarto più marcato tra i paesi considerati.

Il paradosso è che chi si sposta al Nord non risolve il problema: chi si sposta dalle regioni con meno lavoro verso quelle più dinamiche è in media più giovane e più istruito, il che significa che la mobilità interregionale può quindi rafforzare le disparità nel mercato del lavoro anziché ridurle.

Cosa significa per te

Se sei un lavoratore dipendente: il tuo stipendio nominale potrebbe salire, ma il potere d’acquisto reale calerà ancora nel 2026. Tenere i risparmi fermi sul conto corrente mentre l’inflazione energetica riprende a correre è la scelta peggiore: conto deposito, BTP e fondi obbligazionari a breve scadenza diventano ancora più rilevanti per non perdere ulteriore potere d’acquisto.

Se sei un imprenditore o un libero professionista: la pressione per aumentare i salari dei dipendenti arriverà, ma i rinnovi dei contratti collettivi nazionali sono previsti pochi e tardi. Questo crea un contesto in cui trattenere talenti richiederà premi variabili, welfare aziendale e flessibilità più che semplici aumenti di base.

Se sei nel Sud Italia o ci lavori: il report OCSE certifica che il gap occupazionale Nord-Sud non si chiude abbastanza in fretta. I fondi ZES Unica, prorogati fino al 2028 con 4 miliardi, restano uno degli strumenti concreti a disposizione per chi vuole investire e assumere nel Mezzogiorno.


Domanda: Perché i salari italiani sono così indietro rispetto agli altri Paesi?

La questione salariale riflette la debolezza economica del sistema italiano: il Paese è più forte in settori a basso valore aggiunto e con contratti di minor durata. La bassa produttività strutturale pesa da decenni: i redditi da lavoro reali annuali in Italia tra il 1990 e il 2023 sono sostanzialmente rimasti fermi, mentre negli stessi 33 anni crescevano del 50% negli USA e del 30% in Francia e Germania.

Domanda: L’inflazione energetica quanto incide?

Il recente rialzo dei prezzi dell’energia sta nuovamente spingendo al rialzo l’inflazione e al ribasso i salari reali. Il conflitto in Medio Oriente e la tensione sullo Stretto di Hormuz sono le variabili geopolitiche che l’OCSE cita come driver principale del rincaro energetico del 2026.

Domanda: La disoccupazione al minimo non è comunque una buona notizia?

Lo è parzialmente. La difficoltà delle imprese a trovare manodopera è tornata sotto i livelli pre-pandemia, ma restano le carenze strutturali legate all’invecchiamento della popolazione, alla transizione digitale, al passaggio verso un’economia a basse emissioni e alla scarsa qualità del lavoro in alcuni settori. Meno disoccupati, ma con buste paga che valgono meno: è la trappola italiana del 2026.


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