Vuoi lavorare in proprio, scegliere i tuoi clienti e gestire il tuo tempo liberamente? Diventare freelance in Italia è più semplice di quanto sembri, ma richiede alcune scelte fondamentali fin dal primo giorno. Questa guida ti accompagna passo dopo passo: dall’apertura della partita IVA fino alla gestione di tasse e contributi, con tutti i numeri aggiornati al 2026.
Cos’è davvero il lavoro freelance (e quando serve la partita IVA)
Prima di tutto, una distinzione importante. La partita IVA è il codice fiscale che identifica chi esercita in modo abituale un’attività di impresa, arte o professione. Se l’attività è occasionale e sporadica, puoi gestirla come prestazione di lavoro autonomo occasionale senza partita IVA. Quando diventa continuativa, organizzata e prevalente, la partita IVA è obbligatoria.
Passo 1 – Scegli il codice ATECO giusto
Il codice ATECO è un codice alfanumerico usato per classificare le attività economiche in Italia e adottato dall’ISTAT per rilevare le statistiche nazionali in ambito economico. È il primo elemento da individuare perché determina tassazione, contributi e adempimenti.
Dal 1° aprile 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, che ha sostituito la precedente ATECO 2007. Per le nuove iscrizioni con data di inizio attività successiva al 31 marzo 2025 si utilizza la nuova codifica. È quindi essenziale, nel 2026, lavorare sulle tabelle aggiornate e non su quelle storiche.
Puoi trovare il codice ATECO relativo alla tua attività sul sito ufficiale dell’ISTAT: inserendo le parole chiave inerenti alla tua attività, puoi identificare quale codice descrive meglio ciò che desideri fare.
Attenzione: un codice errato può portare ad applicare un coefficiente di redditività sbagliato, a iscriversi alla gestione previdenziale non corretta o a incongruenze negli adempimenti.
Passo 2 – Apri la partita IVA (è gratuita per i freelance)
Per i liberi professionisti e i freelance, l’apertura della partita IVA è assolutamente gratuita.
Per aprire la partita IVA nel 2026 devi: 1) capire se operi come libero professionista o ditta individuale, 2) scegliere il codice ATECO corretto e il regime fiscale, 3) inviare la pratica giusta (AA9/12 o ComUnica) e iscriverti a INPS o alla tua cassa previdenziale.
Come si invia il modello AA9/12:
- Puoi compilarlo e inviarlo online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o Fisconline.
- In alternativa, puoi consegnarlo di persona a qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
- Puoi anche delegare un commercialista.
Per i liberi professionisti e i freelance l’apertura della partita IVA sarà immediata e verrà completata in un paio d’ore.
Passo 3 – Scegli il regime fiscale: il forfettario conviene quasi sempre
In Italia attualmente sono in vigore tre regimi: il regime forfettario (l’unico agevolato, con tassazione ridotta al 15% e semplificazioni), il regime semplificato e il regime ordinario (con obblighi contabili più complessi).
Per la stragrande maggioranza dei freelance che si avviano, il regime forfettario è la scelta più conveniente.
Requisiti del regime forfettario 2026
Puoi accedere al regime forfettario se nell’anno precedente hai conseguito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro. La soglia è confermata dalla Legge di Bilancio 2026. Se eserciti più attività con codici ATECO differenti, occorre considerare la somma dei ricavi e dei compensi.
Altre condizioni da rispettare:
- Non aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente superiori a 35.000 euro (soglia elevata per gli anni 2025 e 2026, tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell’anno precedente sia cessato).
- Aver sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori.
Quanto si paga di tasse in forfettario?
I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi il coefficiente di redditività diversificato per codice ATECO. Sul reddito imponibile si applica poi un’unica imposta sostitutiva nella misura del 15%, che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP.
In caso di nuova attività, per il primo anno e i quattro anni successivi l’aliquota è ridotta al 5%. Tale imposta sostituisce IRPEF, IRAP e le addizionali regionali e comunali.
Cosa succede se superi il tetto?
Nel corso del 2026 è essenziale monitorare il fatturato: se i ricavi rimangono fino a 85.000 euro, il forfettario continua anche per l’anno successivo; se i ricavi sono tra 85.000 e 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo allo sforamento; se i ricavi superano 100.000 euro, l’uscita è immediata, con applicazione dell’IVA sulle operazioni eccedenti.
Passo 4 – Iscriviti all’INPS e calcola i contributi
La maggior parte dei freelance senza albo professionale si iscrive alla Gestione Separata INPS.
Con la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026, l’INPS ha comunicato le aliquote e il valore minimale e massimale del reddito per il calcolo dei contributi dovuti nel 2026 dagli iscritti alla Gestione Separata.
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, titolari di partita IVA e non assicurati ad altre gestioni, l’aliquota complessiva 2026 è pari al 26,07%.
Non ci sono variazioni rispetto al 2025. Il massimale di reddito per il 2026 per il quale è dovuta la contribuzione è pari a 122.295 euro. Il minimale di reddito per vedersi accreditare l’intero anno contributivo è pari a 18.808 euro.
Vantaggio importante: non esiste un minimale obbligatorio per la Gestione Separata: paghi solo se guadagni. Se il reddito è zero, non versi contributi (ma non maturi nemmeno contribuzione pensionistica).
I contributi si versano tramite modello F24 alle scadenze per il pagamento delle imposte sui redditi (saldo + acconti).
Passo 5 – Attiva la fatturazione elettronica
Nel 2026 la fattura elettronica via Sistema di Interscambio (SdI) è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, forfettari inclusi. Non esiste più alcun esonero legato ai ricavi o ai compensi.
I forfettari devono emettere fattura elettronica rispettando questi termini: fattura immediata entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione; fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo.
Esistono molti software sul mercato, alcuni gratuiti ma essenziali (come il Software di compilazione Fattura Elettronica dell’Agenzia delle Entrate), altri più completi e funzionali.
Passo 6 – Gestione corrente: commercialista sì o no?
Il costo per la gestione completa della tua attività in regime forfettario varia in base al numero di fatture: fino a 10 fatture al mese, da 500 a 1.200 euro l’anno; oltre 10 fatture al mese, da 750 a 1.500 euro l’anno. Questo servizio include la gestione della contabilità semplificata e la dichiarazione dei redditi.
In alternativa, esistono piattaforme digitali che integrano apertura della partita IVA, fatturazione elettronica e gestione delle scadenze fiscali a costi spesso più contenuti.
Riepilogo costi di avvio 2026
| Voce | Costo |
|---|---|
| Apertura P. IVA (freelance/libero professionista) | Gratuita |
| Commercialista annuo (regime forfettario) | 500–1.500 €/anno |
| Contributi INPS Gestione Separata | 26,07% del reddito |
| Tasse (regime forfettario) | 5% (primi 5 anni) o 15% |
| Imposta di bollo su fatture > 77,47 € | 2 € a fattura |
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA mentre lavoro come dipendente?
Sì, è possibile. Chi nel 2025 ha percepito redditi da lavoro dipendente o pensione non superiori a 35.000 euro può accedere o rimanere nel regime forfettario nel 2026. È una conferma fondamentale per i lavoratori dipendenti “ibridi” che spesso rischiano di uscire dal regime per un solo euro in più.
Quanto tempo ci vuole per avere la partita IVA?
Per i liberi professionisti e i freelance l’apertura della partita IVA sarà immediata e verrà completata in un paio d’ore. Basta inviare correttamente il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.
Ho appena iniziato: pago il 5% o il 15% di tasse?
L’attività può essere considerata “nuova” (e quindi beneficiare del 5% per i primi 5 anni) se nei 3 anni precedenti il contribuente non ha esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, e se l’attività non costituisce prosecuzione di un’attività svolta in precedenza.
Nel forfettario posso dedurre i costi dei miei acquisti professionali?
No, nel regime forfettario non è possibile dedurre i costi, salvo i contributi previdenziali obbligatori. Il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività ai ricavi, senza conteggiare le spese effettive.
Devo usare la fattura elettronica anche se ho pochi clienti?
Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fattura elettronica via SdI riguarda anche i forfettari, senza soglie di esonero. Nel 2026 la fattura cartacea o il semplice PDF non sono validi per assolvere l’obbligo.
Cosa succede ai contributi INPS se non guadagno nulla in un anno?
Se durante un determinato anno il libero professionista non realizza alcun reddito o fatturato, non sarà tenuto a versare alcun contributo alla Gestione Separata per quell’anno. Tuttavia, non maturerà nemmeno contribuzione pensionistica utile.
Fonti:
- Agenzia delle Entrate – Regime forfetario, requisiti e tassazione: agenziaentrate.gov.it
- INPS – Circolare n. 8 del 3 febbraio 2026, aliquote Gestione Separata 2026: inps.it
- ISTAT – Classificazione delle attività economiche ATECO 2025: istat.it
- Leggeinchiaro.it – Fatturazione elettronica 2026, obblighi e sanzioni: leggeinchiaro.it
- Fatture in Cloud – Obbligo fattura elettronica forfettari 2026: fattureincloud.it
- Fiscoetasse.com – Aliquote Gestione Separata INPS 2026: fiscoetasse.com
- Studio Benedetti – Circolare INPS n. 8/2026, analisi aliquote: studiobenedetti.eu
- Regime-forfettario.it – Aprire partita IVA in forfettario 2026: regime-forfettario.it
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